I versi alessandrini devono il loro nome al Roman d'Alexandre, un poema epico francese del XII secolo dedicato alle gesta di Alessandro Magno, in cui questo tipo di verso fu utilizzato per la prima volta. Si tratta di versi di 12 sillabe (o doppio settenario in italiano), divisi in due emistichi da 6, ampiamente usati nella letteratura medievale e classica.
L'alessandrino o martelliano è un verso composto da due emistichi di almeno sei sillabe ciascuno, nei quali la sesta sillaba è accentata. Può coincidere o meno con un dodecasillabo. Nella metrica francese e occitana, l'alessandrino è un verso composto da un doppio esasillabo (hexasyllabe).
I grammatici alessandrini furono filologi greci studiosi dei testi, che assunsero notevole importanza ad Alessandria d'Egitto nei secoli III e II a.C., quando la città divenne il centro della cultura ellenistica e, di fatto, mediterranea.
Maniera d'arte elaborata, dotta, raffinata, propria della letteratura e della poesia greca (Callimaco, Teocrito ecc.) nel periodo detto alessandrino o ellenistico (4°-1° sec. a.C. ➔ ellenismo).
Stile o maniera artificiale, dotta, raffinata, simile a quella considerata caratteristica della letteratura, specialmente della poesia, greca, che fiorì ad Alessandria sotto i Tolomei.