L'espressione "che pizza" usata per indicare noia o fastidio deriva principalmente dal gergo cinematografico, riferendosi alla custodia metallica della pellicola (detta appunto "pizza") che, se grande (e quindi per un film lungo), annoiava. Altre interpretazioni citano la lentezza della lievitazione o la "piattezza" della pietanza.
Soprattutto i fichi un tempo venivano definiti “gli alimenti dei poveri” perché facilmente reperibili ma soprattutto accessibili a tutti. Per questo motivo oggi si dice il “mica pizza e fichi” per paragonare questo povero e semplice alimento a qualcosa di più pregiato, che non deve essere esclusivamente una pietanza.
Per gli amici non salentini nel mio dialetto il termine “pizza” indica volgarmente il pene ed il verbo “scotulare” ha il significato di scrollare, maneggiare; pertanto lo “scotulapizze” è un maschio avvezzo ad armeggiare e a trastullarsi con l'altrui pene.
La pizza può essere intesa come la pellicola di un film, nel caso di un incidente in auto: “ha fatto una pizza che ha distrutto l'auto”, ma è nel dialetto romano che assume il significato più divertente, viene usata solitamente per descrivere l'atto di dare una sberla a qualcuno: Mo te do na pizza che…..