Qual è il passato remoto del verbo giacere?

Domanda di: Giobbe De Angelis  |  Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2026
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Il passato remoto del verbo giacere è irregolare e si coniuga come segue: io giacqui, tu giacesti, egli giacque, noi giacemmo, voi giaceste, essi giacquero. Si tratta di un verbo di seconda coniugazione che utilizza l'ausiliare essere nei tempi composti.

Qual è il passato remoto?

Il passato remoto è un tempo verbale dell'indicativo italiano usato per descrivere azioni o eventi lontani nel tempo, conclusi e senza legami evidenti con il presente, tipico soprattutto della narrazione storica e letteraria (es. "Cavour nacque a Torino"). Si distingue dal passato prossimo per questo senso di distacco temporale e psicologico, presentando l'azione come un punto unico e compiuto (aspetto perfettivo).
 

Qual è il participio passato di prudere?

Tranne prudere, il cui passato remoto è prudé o prudette: essendo un verbo regolare, credo che il suo inesistente participio passato, se, per qualche motivo, dovessimo coniarlo sei secoli dopo la prima attestazione dell'infinito, non potrebbe essere altro che l'“orrido” pruduto.

Qual è il participio passato di soccombere?

Si dica soccombuto, prurito, spleso o splenduto, senza il passato rossor di guance che ci attanagliava, e siatene fieri.

Qual è il participio passato di splendere?

Il participio passato di "splendere" è splenduto, sebbene sia una forma rara e considerata ricercata perché "splendere" è un verbo difettivo; in alternativa, si usano perifrasi come "il sole splende come non ha mai fatto". Le forme "spleso", "splento" e "splesso" non sono corrette.
 

Il PASSATO REMOTO Italiano: Come si Forma? Tutte le Irregolarità, Coniugazioni e Desinenze! 😱😰😨🤯