Foscolo si sente invece in tutto simile a Omero: come il poeta greco ha eternato nei suoi versi l'esilio di Ulisse e l'isola di Zacinto
Zacinto
A Zacinto - originariamente conosciuto come Né più mai toccherò le sacre sponde, dal primo verso - è uno dei più celebri sonetti di Ugo Foscolo, scritto a Milano negli ultimi mesi del 1802 e nei primi del 1803.
(onde non tacque... l'acque cantò fatali), così egli promette alla sua terra di celebrarla nella sua poesia (Tu non altro che il canto avrai del figlio).
Considerato il massimo poeta della letteratura mondiale assieme a Dante e a Shakespeare, Omero è al centro della riflessione teorica di Foscolo relativa al rapporto tra poesia e società.
Il poeta si paragona così alla figura di Ulisse, che in seguito ad avventurosi viaggi per mare ed esili in diverse terre, tornerà vecchio e famoso alla sua patria, Itaca.
Quali tratti accomunano Foscolo e Odisseo e quali li differenziano?
Nel sonetto foscoliano il legame fra il poeta e Ulisse è costituito dal tema dell'esilio. Entrambi sono esuli e costretti a peregrinare e a sospirare per la patria lontana. Foscolo evoca la figura di Ulisse per sottolineare la propria sofferenza per la lontananza dalla natìa Zacinto.
In che senso parlando di Omero il poeta parla di sé?
1)Nella terzina finale il poeta parla di se stesso, parla con la sua terra natia dicendole che non tornerà dal suo esilio, che morirà in una terra straniera e sarà sepolto in una tomba su cui nessuno piangerà, lui attribuisce questa sua sorte al Fato che già ha prescritto quello che succederà.