Molti filosofi nella storia non hanno creduto in un Dio personale o trascendente, abbracciando ateismo o agnosticismo. Figure chiave includono Friedrich Nietzsche ("Dio è morto"), Bertrand Russell (noto per il suo ateismo razionalista), e Ludwig Feuerbach, che interpretò Dio come una proiezione delle qualità umane. Altri includono i materialisti antichi come Democrito, pensatori illuministi come d'Holbach, e figure contemporanee come Michel Onfray.
In una lettera dell'epistolario, a chiarimento delle proposizioni dell'Etica, Spinoza spiega che il mondo è l'effetto necessario della natura divina di Dio. Questo significa contemporaneamente due cose: non solo che il mondo è eterno ma anche che il mondo non è stato fatto a caso.
Per Nietzsche, Dio è morto non in senso letterale, ma come collasso dei valori assoluti e trascendenti che hanno sorretto la civiltà occidentale, soprattutto quelli cristiani, visti come una negazione della vita terrena e un'invenzione umana per consolarsi dal dolore. Questa "morte di Dio" apre al nichilismo (la perdita di senso), ma è anche un'opportunità per creare nuovi valori e realizzare l'Oltreuomo (Übermensch) che accetta la finitezza e afferma la vita e la volontà di potenza.
Nel suo Trattato di ateologia, il filosofo francese Michel Onfray considera Meslier il primo vero filosofo ateo della storia, anche precedente di pochi decenni a Julien Offray de La Mettrie.