Nell'esametro latino, le cesure sono pause ritmiche interne, poste tra la fine di una parola e l'inizio della successiva, essenziali per la lettura metrica. Le principali, maschili (cadono nell'arsi/sillaba lunga) o deboli (dopo l'arsi), sono: pentemimere (dopo il 3° mezzo piede), eftemimere (dopo il 7°), tritemimere (dopo il 3°) e la dieresi bucolica (dopo il 4°).
Le cesure predominanti nell'esametro sono: la penteminera, collocata dopo l'arsi del terzo piede, l'eftemimera dopo l'arsi del quarto piede e la tritemimera, cesura secondaria che si colloca dopo l'arsi del secondo piede (in genere accompagnata dalla cesura eftemimera).
Le pause impiegate nella lettura del verso si definiscono cesure ( ǀ ): c'è sempre una cesura forte, a volte accompagnata da altre più deboli. L'ultimo piede di un verso si chiama catalettico (manca di una o più sillabe).
Nella versificazione italiana hanno cesura fissa i versi doppi, o accoppiati. La produzione poetica in lingua italiana documenta doppi quinari, doppi senari, doppi settenari, doppi ottonari e doppi novenari.
L'esametro dattilico non prevede cesure strutturali, cioè pause obbligate in sedi fisse (a differenza di quanto accade per esempio nel pentametro): il ritmo di questo verso è anzi il risultato della successione ininterrotta delle sillabe lunghe e brevi di cui è composto.