Quando il malato e in fase terminale?

Domanda di: Gavino Bianchi  |  Ultimo aggiornamento: 7 dicembre 2023
Valutazione: 4.1/5 (24 voti)

Per malato in fase terminale si intende una persona affetta da una patologia cronica evolutiva in fase avanzata, per la quale non esistano o siano sproporzionate eventuali terapie aventi per obiettivo una stabilizzazione della malattia e/o un prolungamento significativo della vita.

Quanto può durare la fase terminale?

Il National Council for Hospice and Palliative care Service WHO-OMS ha definito il malato terminale come: Paziente affetto da malattia inguaribile con aspettativa di vita di circa 90 giorni, non più suscettibile di terapia specifica chemio-radio terapica o chirurgica con un indice di Karnofsky minore o uguale a 50.

Come sono gli ultimi giorni di un malato terminale?

Gli arti diventano freddi, talvolta bluastri o chiazzati. Il respiro può farsi irregolare. Nelle ultime ore, possono subentrare uno stato confusionale e sonnolenza. Le secrezioni faringee o l'inefficienza dei muscoli della gola provocano un respiro rumoroso, definito anche rantolo della morte.

Come riconoscere la fase terminale?

Malati terminali e cure palliative: quando la vita finisce
  1. Sonnolenza, maggiore durata del sonno e/o apatia (causate dai cambiamenti del metabolismo)
  2. Stato confusionale.
  3. Rifiuto della socializzazione e ritiro psichico.
  4. Diminuzione del desiderio di bere e diminuzione dell'appetito.
  5. Incontinenza urinaria o fecale.

Come si chiama il miglioramento prima della morte?

Con medicina palliativa, si intende l'assistenza in fase terminale volta ad alleviare i sintomi e a fornire supporto emotivo, spirituale e sociale al paziente e ai familiari. L'ambiente può essere la casa del paziente, un centro di cure palliative o un altro istituto, come una casa di riposo.

La fase terminale in malattia, come funziona l'hospice