L'INPS può togliere o sospendere la pensione in caso di mancata presentazione della dichiarazione dei redditi (modello RED/AC), superamento dei limiti di reddito personale previsti, svolgimento di attività lavorativa non consentita (es. per Quota 100/103) o miglioramento delle condizioni sanitarie nelle invalidità. La revoca definitiva scatta in caso di irregolarità persistenti.
L'INPS può bloccare una pensione per mancata presentazione alle visite di revisione, superamento dei limiti di reddito (es. con pensioni di invalidità o anticipate come Quota 100/103), mancata comunicazione dei redditi, o per il recupero di indebiti (pignoramento da parte dell'INPS stessa o di creditori terzi), sempre nel rispetto delle quote pignorabili e del minimo vitale, con il blocco che può scattare anche per errori formali o omessa comunicazione di dati rilevanti.
La revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito è prevista per quei pensionati che non hanno comunicato la dichiarazione reddituale relativa all'anno 2020 neanche entro l'ultimo termine utile, che era stato fissato al 15 settembre 2024.
La pensione può essere sospesa in caso di presenza di redditi da lavoro superiori alla soglia consentita. Non tutte le pensioni sono soggette a rischio di sospensione pagamento. Per comunicare i redditi da lavoro realizzati bisogna inoltrare all'Inps apposita comunicazione (modello RED).
Per le pensioni anticipate come “Quota 100” o “Quota 103”, la regola è ferrea: divieto assoluto di cumulo con redditi da lavoro (dipendente o autonomo) fino ai 67 anni. L'unica eccezione è il lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro lordi l'anno.