Domanda di: Dr. Bortolo Lombardi | Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2026 Valutazione: 4.8/5
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In caso di morte di un politico (deputato, senatore, consigliere regionale) nell'ordinamento italiano, il trattamento pensionistico o vitalizio si trasforma in pensione di reversibilità o indiretta a favore dei superstiti. I beneficiari sono, in ordine di priorità, il coniuge superstite (non divorziato e che non sia passato a nuove nozze), i figli minori, studenti o inabili, e in certi casi nipoti o genitori a carico.
In mancanza del coniuge, dei figli e dei nipoti, la richiamata pensione spetta ai genitori o (qualora manchino anche essi) ai fratelli e alle sorelle (questi ultimi solo se inabili e a carico).
Quanto dura il vitalizio dei parlamentari dopo la morte?
A partire dalle modifiche dei regolamenti nel 1997, il requisito minimo per acquisire il diritto all'assegno vitalizio è stato portato a 2 anni, 6 mesi e un giorno di mandato effettivamente prestato, con obbligo di riscattare e versare i contributi mancanti per raggiungere i 5 anni.
La pensione del presidente della Repubblica passa ai figli?
In mancanza del coniuge l'indennita' spetta ai figli, sempreche' per essi sussistano le condizioni stabilite dall'art. 13 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, modificato dall'art. 2 della presente legge.
Con il PPS gli ex parlamentari possono raggiungere un importo di pensione pari al 75% dell'indennità dei parlamentari in carica solo dopo 20 o più anni di mandato; il limite minimo è di 7 anni.