Quando si apostrofa ci?

Domanda di: Gilda Parisi  |  Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2026
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La particella ci si apostrofa (elisione) principalmente davanti al verbo essere quando significa "esistere" o in espressioni di luogo, diventando c' (es. c'è, c'era, c'erano, c'entro, c'entra). Non si apostrofa invece davanti ad altri verbi o quando ci è pronome (es. ci abitano, ci arrivano, ci ha detto).

Quando ci va l'apostrofo?

L'apostrofo si usa in italiano principalmente per l'elisione, ovvero quando la vocale finale di una parola cade (non accentata) davanti a un'altra parola che inizia per vocale o per 'h', per rendere il suono più fluido (es. l'amico, l'erba). Si usa con articoli (lo, la, un), dimostrativi (questo, quello), in alcune espressioni fisse (qualcos'altro, senz'altro, d'ora in poi), con il verbo essere (c'è) e in alcuni casi con nomi come santo (sant'Antonio) o imperativi (va', fa').
 

Come si scrive ci hai o c'hai?

Ci ho, ci hai, ci abbiamo ecc. o c'ho, c'hai, c'abbiamo ecc.: come si scrive? Si dice: ci ho, ci hai, ci abbiamo ecc. Non si dice: c'ho, c'hai, c'abbiamo ecc.

Si scrive ci è o c'è?

Le forme “ci è“ e “c'è“ sono intercambiabili e pertanto equivalenti dal punto di vista del significato e l'unica differenza è legata alla grafia (ci è = senza elisione, desueta e, forse, persino scorretta nell'italiano moderno; c'è = con elisione e d'uso corrente)?

Come si usa il ci?

Ci come pronome personale diretto o indiretto

La funzione più semplice di Ci è quella di pronome personale, sia diretto che indiretto. In tal caso, Ci va a prendere il posto di “Noi” e “A noi”. Prendiamo due esempi: Il taxi ci ha portato in aeroporto –> Il taxi ha portato noi in aeroporto.

L'APOSTROFO