Quando un malato si definisce terminale?

Domanda di: Joseph Ferrara  |  Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2023
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Per malato in fase terminale si intende una persona affetta da una patologia cronica evolutiva in fase avanzata, per la quale non esistano o siano sproporzionate eventuali terapie aventi per obiettivo una stabilizzazione della malattia e/o un prolungamento significativo della vita.

Come si capisce un malato terminale?

Malati terminali e cure palliative: quando la vita finisce
  1. Sonnolenza, maggiore durata del sonno e/o apatia (causate dai cambiamenti del metabolismo)
  2. Stato confusionale.
  3. Rifiuto della socializzazione e ritiro psichico.
  4. Diminuzione del desiderio di bere e diminuzione dell'appetito.
  5. Incontinenza urinaria o fecale.

Quanto dura la fase terminale?

Il National Council for Hospice and Palliative care Service WHO-OMS ha definito il malato terminale come: Paziente affetto da malattia inguaribile con aspettativa di vita di circa 90 giorni, non più suscettibile di terapia specifica chemio-radio terapica o chirurgica con un indice di Karnofsky minore o uguale a 50.

Quali sono i segnali di fine vita?

Gli arti diventano freddi, talvolta bluastri o chiazzati. Il respiro può farsi irregolare. Nelle ultime ore, possono subentrare uno stato confusionale e sonnolenza. Le secrezioni faringee o l'inefficienza dei muscoli della gola provocano un respiro rumoroso, definito anche rantolo della morte.

Come si chiama il miglioramento prima della morte?

Con medicina palliativa, si intende l'assistenza in fase terminale volta ad alleviare i sintomi e a fornire supporto emotivo, spirituale e sociale al paziente e ai familiari. L'ambiente può essere la casa del paziente, un centro di cure palliative o un altro istituto, come una casa di riposo.

La fase terminale in malattia, come funziona l'hospice