La malattia di Parkinson non è solitamente una malattia terminale e non riduce drasticamente l'aspettativa di vita, che spesso è simile a quella della popolazione generale. I pazienti possono vivere mediamente 15-25 anni, o più, dopo la diagnosi, grazie alle moderne terapie che gestiscono i sintomi.
Oggi, grazie ai progressi terapeutici, l'aspettativa di vita per chi ha il Parkinson è spesso simile a quella della popolazione generale, specialmente con una gestione adeguata, anche se la malattia progredisce lentamente e può causare complicanze a lungo termine (cadute, problemi respiratori) che influenzano la qualità della vita. La durata può variare, ma in genere si può vivere 15-25 anni o più dopo la diagnosi, con una buona qualità di vita mantenuta con cure adeguate e multidisciplinari.
Il Parkinson è caratterizzato da un lento deterioramento del cervello dovuto all'accumularsi di alfa-sinucleina, una proteina che danneggia i neuroni dopaminergici in specifiche aree cerebrali. La conseguenza di ciò porta a quel camminare lento, rigido e tremolante che tanti associano a questa malattia.
In quanto tempo degenera il Parkinson? La progressione del Parkinson varia significativamente tra pazienti, rendendo difficili previsioni precise. Generalmente, la malattia progredisce lentamente nell'arco di 10-20 anni dall'esordio sintomatico.
Probabilmente quando iniziano a manifestarsi dei sintomi che non sono di tipo extra-piramidale, quando vi è una mancata risposta alla terapia con levodopa, quando vi sono problemi con cadute frequenti, quando vi è una ipotensione ortostatica grave.