Non esiste una soglia minima sicura; il rischio di tumore al polmone aumenta con il numero di sigarette e la durata dell'abitudine, risultando fino a 20 volte superiore nei forti fumatori (>20 sigarette/die) rispetto ai non fumatori. Il fumo causa 8-9 tumori su 10, con un rischio che cresce significativamente dopo circa 20 anni di consumo.
Il rischio cumulativo o assoluto, cioè la probabilità di sviluppare un tumore al polmone entro i 75 anni nei maschi, è risultato pari allo 0.6% nei non fumatori, al 6.5% negli ex fumatori e al 13.8% nei fumatori attuali.
Si stima che per ogni 15 sigarette fumate si verifichi una mutazione a carico del DNA in grado di dare origine a un tumore. Per questa ragione quanto più cresce il numero di sigarette fumate tanto più aumentano le probabilità di sviluppare la malattia.
Questo pessimo vizio, oltre a provocare malattie respiratorie (dalla bronchite al cancro ai polmoni), aumenta anche il rischio di infarto cardiaco, di altre patologie cardiovascolari gravi ed anche di disturbi dell'apparato digerente come ulcera e colon irritabile.
Anche con un numero così modesto di sigarette fumate, inoltre, resta più alto della media il rischio di ammalarsi di tumori e malattie respiratorie. A parità di sigarette fumate, anche poche, il rischio sembra essere maggiore per le donne che per agli uomini, specie per il tumore del polmone.