Domanda di: Ursula Costa | Ultimo aggiornamento: 27 maggio 2026 Valutazione: 4.1/5
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Revocare consensualmente una donazione (scioglimento per mutuo dissenso) costa generalmente tra 1.500 € e 3.000 € per la parcella del notaio, oltre a circa 200 € di imposte fisse (ipotecarie e catastali) se si tratta di un immobile, poiché l'atto non prevede corrispettivo economico. I costi variano in base alla complessità dell'atto e al valore del bene.
Non possono revocarsi, nè per ingratitudine e nè per sopravvenienza dei figli, le donazioni rimuneratorie e quelle fatte in occasione di un determinato matrimonio, anche alla luce dell'art. 785 c.c. In entrambi i casi il donante è animato da un particolare spirito liberale.
Ebbene, la risposta è che la revoca un contratto di donazione è possibile e la soluzione più accreditata suggerisce la stipula di un atto di scioglimento di donazione per mutuo dissenso in forma di atto pubblico e con la presenza di due testimoni.
Una donazione può essere impugnata entro 5 anni dalla stipula dell'atto, salvo nullità della forma che, invece, non è soggetta a prescrizione. I termini per poter esercitare un'azione di riduzione sono invece di 10 anni dall'apertura della successione.
Quali sono i motivi per cui una donazione può essere revocata?
Esistono principalmente due motivi per cui una donazione può essere revocata. La legge prevede che, in casi di gravi offese, come un attentato alla vita del donante, gravi ingiurie, o mancato mantenimento in caso di necessità, la donazione possa essere revocata.