Dopo un TIA (Attacco Ischemico Transitorio), l'aspettativa di vita non è drasticamente ridotta se ben gestito, ma il TIA aumenta significativamente il rischio di ictus completo e mortalità, soprattutto nei primi mesi e anni, con un rischio maggiore per gli anziani e chi ha insufficienza cardiaca o fibrillazione atriale. Studi indicano che circa il 91.5% dei pazienti sopravvive al primo anno, ma la mortalità a lungo termine è più alta rispetto alla popolazione generale, riducendo l'aspettativa di vita del 4% nel primo anno e fino al 20% a 9 anni. La prevenzione secondaria aggressiva è cruciale per migliorare la prognosi.
Le aspettative di vita dopo un TIA sono legate al rischio di un successivo ictus e al suo decorso. Dopo un attacco ischemico transitorio in un caso su tre insorge un ictus: il rischio entro due giorni è del 3-10%, entro 3 mesi del 9-17%, entro 12 mesi del 7-12% ed entro 5 anni del 4-7%.
L'attacco ischemico transitorio, noto anche con l'acronimo TIA, è una particolare forma di ictus ischemico, le cui manifestazioni, a livello cerebrale, sono temporanee; infatti, segni e sintomi si risolvono spontaneamente in breve tempo (entro pochi minuti o comunque entro le 24 ore successive).
In seguito ad un TIA è comunque importante rivolgersi ad uno specialista (in genere un neurologo) per ulteriori esami. Le persone con un rischio particolarmente elevato di avere un ictus o un altro TIA dovrebbero essere visitate entro 24 ore.
Come trattare l'attacco ischemico transitorio (TIA)?
Abitualmente, in pazienti over 65 o che sono già stati interessati da TIA si consiglia l'assunzione di farmaci antitrombotici quali anticoagulanti o antiaggreganti (acido acetilsalicilico) per prevenire l'insorgenza di un altro TIA o di un ictus.