Il tempo di preavviso per licenziarsi (dimissioni volontarie) varia generalmente da 15 giorni a oltre 3 mesi, a seconda di quanto stabilito dal proprio CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro), dal livello di inquadramento e dall'anzianità di servizio. È fondamentale consultare il proprio contratto per conoscere i giorni esatti.
15 giorni di preavviso per lavoratori full-time con più di 5 anni di anzianità 8 giorni di preavviso per lavoratori full-time fino a 5 anni di anzianità 8 giorni di preavviso per lavoratori part-time con più di 2 anni di anzianità 4 giorni di preavviso per lavoratori part-time fino a 2 anni di anzianità
Cosa succede se non si danno i 15 giorni di preavviso?
Se non si danno i 15 giorni di preavviso, il datore di lavoro può trattenere dalla busta paga una somma corrispondente all'indennità sostitutiva, pari alla retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso non lavorato, come forma di risarcimento per il danno produttivo, ma si può cercare un accordo con l'azienda per ridurre o evitare la penale, oppure se il datore rinuncia esplicitamente al preavviso (con consenso scritto), il rapporto termina subito senza trattenute.
Nel 2025, le dimissioni volontarie in Italia sono soggette a nuove regole per l'accesso alla NASpI: chi si dimette da un contratto a tempo indeterminato può ottenere l'indennità solo se, dopo le dimissioni, lavora per almeno 13 settimane in un nuovo rapporto di lavoro e viene licenziato involontariamente. Questa regola si applica se le dimissioni sono avvenute nei 12 mesi precedenti. Le eccezioni includono dimissioni per giusta causa, in maternità/paternità protetta e risoluzioni consensuali specifiche, che mantengono l'accesso diretto alla NASpI.
Il periodo di preavviso viene calcolato su tutti i giorni di calendario e non solo sui giorni lavorativi. Questo significa che festività, sabati e domeniche sono inclusi nel conteggio.