L'appropriazione indebita di cosa comune si configura quando un comproprietario, socio o coerede si appropria del bene comune posseduto, agendo per un ingiusto profitto. La condotta trasforma il compossesso in un possesso esclusivo, integrando l'art. 646 c.p. (o il 627 c.p. per la sottrazione), procedibile a querela di parte con pene da 2 a 5 anni.
Cosa si può fare in caso di appropriazione indebita?
Nel caso in cui si è vittima di appropriazione indebita, è possibile procedere con una querela. Ciò significa che solamente la vittima può fare partire il procedimento penale utile per punire il colpevole. Il termine per proporre querela è di tre mesi dal fatto di reato o da quanto si prende conoscenza di esso.
Cominciamo dal modo in cui viene punito il reato di appropriazione indebita che, in seguito alle ultime novità apportate dalla legge anticorruzione 2018, è sanzionato con: reclusione da 2 a 5 anni; multa da 1.000 euro a 3.000 euro.
Cosa succede dopo una denuncia per appropriazione indebita?
Dopo una denuncia per appropriazione indebita scattano le indagini preliminari da parte delle Forze dell'Ordine, che raccolgono prove per verificare i fatti denunciati, dopodiché il Pubblico Ministero decide se chiedere l'archiviazione o il rinvio a giudizio; se si arriva al processo, l'accusato rischia reclusione da 2 a 5 anni e multa da 1.000 a 3.000 euro, oltre al risarcimento del danno, mentre la vittima deve presentare querela entro 3 mesi (salvo casi aggravati) per avviare l'azione penale, come illustrato da avvocatofrancescodandria.it e deQuo.