Domanda di: Sig. Davis Marchetti | Ultimo aggiornamento: 21 aprile 2026 Valutazione: 5/5
(64 voti)
La pensione in Italia non è stata introdotta da una singola persona, ma è un sistema evoluto: le radici sono nel 1898 con la volontaria Cassa Nazionale di Previdenza per gli operai, ma il salto verso l'obbligatorietà avvenne nel 1919 con il governo di unità nazionale (governo Orlando) che istituì l'assicurazione obbligatoria per gli addetti all'industria e all'agricoltura, gettando le basi per il moderno sistema pensionistico. Successivamente, l'INPS nacque nel 1933 sotto il fascismo e varie riforme (Amato 1992, Dini 1995, Fornero 2011) hanno poi modellato il sistema attuale.
Il primo sistema di garanzie pensionistiche, destinato ai soli impiegati pubblici e ai militari, risale al 1895, del quarto governo Crispi. Esso fu esteso, dai governi Pelloux I ed Orlando, ad altre categorie lavorative, ma l'obbligatorietà dell'adesione fu sancita solo dal governo Mussolini nel 1923.
Nel 1919 nacque il sistema della pensione statale per il settore privato, con la fondazione della Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali. Fu anche introdotto uno tra i primi schemi europei di assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria.
Il primo statista a promulgare una legge che assicurava un trattamento previdenziale al termine della vita lavorativa fu il cancelliere prussiano/tedesco Otto von Bismarck, nel 1889.
L'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) non è nato con Mussolini, ma affonda le sue radici nella Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali (CNAS) del 1919, resa obbligatoria nel 1923 e poi rinominata Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale (INFPS) nel 1933 dal regime fascista, che ne consolidò la struttura, fino all'assunzione della denominazione attuale nel 1943 e alla sua successiva espansione nel dopoguerra con l'INPS che conosciamo.