Chi decide i giorni di smart working?

Redazione Pubblicato il

La decisione sui giorni di smart working spetta principalmente al datore di lavoro, in accordo con il dipendente, basandosi sulle esigenze organizzative aziendali. Non esiste un numero minimo o massimo di giorni per legge; la gestione avviene tramite accordi individuali scritti, che definiscono le modalità di lavoro agile.

Chi decide lo smart working?

Nonostante queste specifiche, però, il datore di lavoro è libero di decidere se prevedere o meno, tra le modalità di lavoro della sua azienda, lo smart working. In caso decida di non inserirlo, i dipendenti appartenenti alle già citate categorie, non possono richiedere di avvalersi di questa modalità di lavoro.

Quanti giorni di smart working si possono fare?

2. Ove la/il dipendente sia in part-time verticale semplice su base settimanale, potrà avvalersi di 1 giorno a settimana di lavoro agile. 3. Le giornate di lavoro agile oggetto dell'accordo, non fruite nella settimana per esigenze di servizio, possono essere recuperate, entro il mese successivo.

Quali sono le nuove regole per lo smart working nel 2025?

Nel 2025, la normativa italiana sullo smart working torna alla disciplina ordinaria, richiedendo l'accordo individuale tra datore e lavoratore, ma introduce novità significative dal 12 gennaio: comunicazione obbligatoria entro 5 giorni al Ministero tramite portale telematico, sanzioni per il mancato adempimento, e rafforzate tutele per i fragili (con possibili deroghe all'accordo individuale), oltre a nuovi obblighi informativi sulla sicurezza per le aziende.

Il datore di lavoro è obbligato a concedere lo smart working?

Il datore di lavoro non può negare lo smart working, in maniera irragionevole o discriminatoria al lavoratore una volta accertata la sussistenza delle condizioni per ricorrere al lavoro agile. Ai sensi dell'art. 39, co. 2, D.l. n.

Guida allo Smart Working: regole, casi di priorità e revoca dell'accordo

Trovate 15 domande correlate

Se il datore di lavoro rifiuta lo smart working?

Il datore di lavoro, che non concede il lavoro agile o da remoto al dipendente sin dal momento del riconoscimento della sua condizione di lavoratore agile, pone in essere una condotta discriminatoria e fonte di risarcimento danni. Così il Tribunale di Busto Arsizio, con la sentenza del 7 gennaio 2026.

Quando va comunicato lo smart working?

Il termine di 5 giorni per l'effettuazione della comunicazione, in ogni caso, trova applicazione solo nei confronti dei datori di lavoro privati; per le pubbliche amministrazioni, invece, rimane fermo il termine del 20° giorno del mese successivo all'inizio della prestazione in smart-working, secondo quanto previsto ...

Come può un datore di lavoro controllare a distanza i lavoratori in smart working?

Non è possibile mettere videocamere e sistemi di sorveglianza, non sono ammessi. Il controllo del lavoro a distanza non passa nemmeno attraverso l'utilizzo di tecnologie che permettono di geolocalizzare il tuo dipendente per sapere se sia seduto davanti al PC oppure sia fuori al parco.

Quali sono gli orari di lavoro nello smart working?

Lo smart working non è legato a orari di lavoro.

81. Per esigenze di lavoro, nell'accordo tra datore di lavoro e dipendente vengono stabiliti degli orari di reperibilità, per così dire, i quali possono coincidere con l'orario di lavoro canonico (9:00-18:00).

Lo smart working è un diritto acquisito?

Lo smart working è diventato “uno specchietto per le allodole”, tutti lo rivendicano come fosse un diritto ma in realtà, al di fuori dal periodo emergenziale, il lavoro agile non costituisce un diritto soggettivo bensì una modalità organizzativa rimessa all'accordo tra le parti.

Cosa succede se lavoro più di 48 ore a settimana?

In particolare la violazione della durata massima dell'orario di lavoro settimanale, usualmente le 48 ore ,e del riposo settimanale di almeno 24 ore consecutive è punito con la sanzione amministrativa da € 200 a € 1.500.

L'azienda può revocare lo smart working?

Attualmente, lo smart working non è regolato dai contratti collettivi nazionali e può essere revocato dal datore di lavoro, previa comunicazione e nel rispetto di eventuali accordi.

In che modalità deve svolgersi il lavoro di smart working?

La prestazione lavorativa viene eseguita in parte all'interno dei locali aziendali e in parte all'esterno, senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva (art. 18, comma 1).

Cosa cambia per lo smart working nel 2025?

Cosa cambia per lo smart working nel 2025

Dal 12 gennaio 2025 lo smart working prevede nuovi obblighi: comunicazione al Ministero entro 5 giorni (non più 20), sanzioni da 100 a 500€ per lavoratore non comunicato, e nuove tutele INAIL per infortuni domestici.

Cosa deve fornire il datore di lavoro per lo smart working?

Il datore di lavoro garantisce la salute e la sicurezza del lavoratore, che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile, e a tal fine consegna al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, un'informativa scritta, nella quale sono individuati i rischi generali e i ...

Chi autorizza lo smart working?

In questo caso, la risposta è che – se le esigenze lavorative e le mansioni del datore di lavoro lo consentono – il datore di lavoro è tenuto a concedere lo smart working al lavoratore. A sancirlo, è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 27913 del 4 dicembre 2020.

Con lo smart working lo stipendio diminuisce?

Il concetto è un po' questo: se lavori da casa, lasciare una percentuale di salario in azienda è più o meno un obbligo morale nei confronti dei colleghi che lavorano in ufficio. Ma qui si nasconde un limite culturale: lo Smart Working non è un benefit aziendale e il taglio di stipendio sarebbe un grave errore.

Quanto durerà ancora lo smart working?

Il governo italiano ha prorogato fino al 30 settembre 2023 la possibilità di svolgere lavoro agile per i lavoratori fragili e per i genitori con figli minori di 14 anni.

Lo smart working è un benefit?

Chiaramente no. Quello che sappiamo è che lo Smart Working influisce in positivo sulla produttività. Già da uno studio pubblicato nel 2018 sulla rivista “Harvard Journal of Technology and Economic” i ricercatori hanno dimostrato che lo Smart Working aumenta la produttività dei dipendenti.

Chi decide il luogo dello smart working?

Con provvedimento del 13 marzo 2025, il Garante per la protezione dei dati personali ha affermato che il datore di lavoro non può mai geolocalizzare i dipendenti in smart working, nemmeno in presenza di un accordo in tal senso con le rappresentanze sindacali e del consenso informato degli interessati.

Quali sono gli svantaggi dello smart working?

Lo smart working, detto anche remote working o telelavoro, aumenta mediamente la produttività delle aziende e migliora il bilanciamento vita-lavoro dei dipendenti, ma può causare isolamento, burnout e rischi informatici.

← Articolo precedente
Lupin è Fujiko stanno insieme?
Articolo successivo →
Quali sono i divisori di 522?