È possibile quindi guidare l'auto di un familiare convivente senza limiti di tempo, ad esempio quella del coniuge o dei genitori. Pertanto, il marito può prestare la propria auto alla moglie – e viceversa – senza che questa rischi contravvenzioni.
Chi può guidare la macchina oltre al proprietario?
La legge dice che si può guidare un'auto intestata ad un familiare non convivente o a un amico, ma per un tempo massimo continuativo non superiore ai 30 giorni. In caso l'utilizzo superi il mese occorre fare la segnalazione alla Motorizzazione Civile.
Quando guidiamo un'auto non nostra, prestata o noleggiata, oltre al rischio incidente c'è anche il rischio contravvenzione e, quindi, multa. A chi arriva la multa, se la macchina non appartiene a chi la guida? Semplice: la multa arriva al proprietario.
Secondo l'art. 119 del Codice della Strada: “non può ottenere la patente di guida o l'autorizzazione ad esercitarsi alla guida, chi è affetto da malattia fisica o psichica, deficienza organica o minorazione psichica, anatomica o funzionale tale da impedire di condurre con sicurezza veicoli a motore”.
Cosa succede se faccio un incidente con la macchina di un altro?
In caso di incidente con colpa avvenuto con un'auto non di proprietà, ne risentirà l'assicurazione del proprietario del veicolo: non solo la compagnia dovrà pagarne i danni, ma la classe assicurativa del proprietario ne sarà fortemente condizionata secondo il sistema Bonus-Malus.