Domanda di: Dr. Raoul Costantini | Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2026 Valutazione: 4.7/5
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Le nonne lavavano i piatti a mano, spesso in bacinelle d'acqua calda riscaldata sul fornello, utilizzando sapone fatto in casa (a base di olio o strutto) o cenere di legna, nota come lisciva, per il suo alto potere sgrassante e sbiancante. Per strofinare si usavano spugne vegetali come la luffa, sabbia o crusca per rimuovere il grasso.
I panni venivano messi nel mastello e venivano coperti con un vecchio lenzuolo, che serviva da filtro per evitare il contatto diretto con la cenere. Sopra il panno rovesciavamo, a poco a poco, la liscivia. Il liquido, filtrato dal tessuto, bagnava il bucato e poi finiva dentro il secchio posto sotto il mastello.
Lavaggio e Risciacquo: Il lavaggio avveniva in grandi vasche riempite di acqua calda. I panni venivano strofinati a mano o con l'ausilio di assi da lavare. Successivamente, venivano risciacquati più volte per rimuovere ogni residuo di sapone.
Attorno al XII secolo, saponi più solidi erano disponibili, preparati con grasso di montone, cenere di legna o potassa e soda naturale, spesso arricchiti con erbe aromatiche. Altre varianti contenevano olio d'oliva, soda e cedro. Le lavandaie utilizzavano anche soluzioni di lisciva e terra di argilla.
Si utilizzavano grassi e oli naturali, come l'olio d'oliva o il grasso di maiale, che venivano saponificati attraverso un processo di bollitura con idrossido di sodio. Il risultato era un sapone delicato ma altamente detergente, perfetto per il lavaggio dei tessuti più delicati.