Domanda di: Dr. Soriana Palumbo | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2023 Valutazione: 4.6/5
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Si mangiavano minestre di verdura e, sovente, zuppe a base di latte e derivati arricchite con farina di cereali, riso, porri e altri ortaggi. La polenta, ricavata dalla farina di mais importata anch'essa dalla pianura, era il piatto forte tutto l'anno, perché si conservava bene e costava poco.
La carne accessibile ai contadini era solo quella del maiale che nutrivano con gli avanzi dei signori. I poveri mangiavano prevalentemente cereali, talvolta grano, più spesso segale e orzo che consumavano sotto forma di pane, zuppe o minestre, di farinata che era una specie di polenta.
Il Settecento è un secolo molto importante per l'agricoltura, tanto che si parla in questo periodo di “rivoluzione agricola”. Questo perché si diffondono e vengono universalmente accettate alcune coltivazioni finora poco utilizzate: il riso, il grano saraceno, il mais e la patata.
Il contadino povero cercava di consumare qualcosa che potesse andare a sostituire la carne. Infatti consumavano abitualmente cibi semplici come pane, frumento, orzo, castagno, lenticchie, miglio, fave, ghiande e in tempi di carestia anche le cortecce degli alberi.
Oltre al lavoro nei campi per il padrone, i contadini erano soggetti anche a dei tributi. Dovevano pagare una quota per qualsiasi privilegio accordato loro dal proprietario, come, ad esempio, per poter far legna nei boschi, attraversare un ponte o far pascolare maiali e pecore nelle terre padronali.