L'opposizione tra una u breve (ŭ) e una u lunga (ū) esisteva anche nel latino classico; ma le si accompagnò e finì con il sostituirvisi del tutto in età imperiale un'opposizione esclusivamente qualitativa tra una u aperta (l'originaria ŭ) e una u chiusa (l'originaria ū).
↑ La pronuncia classica è [w] semiconsonante prima di un'altra vocale, [ʊ̯] semivocale nei dittonghi "au" e "eu", [ʊ] o [uː] vocale negli altri casi; alcuni studiosi ritengono che già in epoca classica "u" si pronunciasse [β] consonante tra due vocali o a inizio di parola seguita da una vocale.
La U o u è la diciannovesima lettera dell'alfabeto italiano e la ventunesima dell'alfabeto latino. [u] nell'alfabeto fonetico internazionale è il simbolo usato per rappresentare una vocale posteriore alta ("chiusa") e arrotondata ("procheila").
La V come la intendiamo noi non esisteva, è entrata nell'uso solo negli ultimi anni dell'impero romano d'occidente. Il grafema V era la maiuscola del grafema u, e si leggevano allo stesso modo, ossia come una u italiana.
Le consonanti si pronunciano, in genere, come in italiano, tranne alcune diversità. Il gruppo gl si pronuncia sempre come nell' italiano negligente. Quando il gruppo ti è accentato o è precedeuto da s o da x, la t si legge come è scritto (es. totìus).