Domanda di: Ing. Diana Neri | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.7/5
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Kant vide l'individuo umano come un essere razionale autocosciente con una scelta di libertà "impura": La facoltà di desiderare in base a concetti, nella misura in cui il motivo determinante della sua azione va individuato in lei stessa e non in un oggetto, si chiama facoltà di fare o di non fare a piacimento.
Basta la pura forma della legge a determinare la volontà secondo Kant, non è necessario il contenuto e, stando così le cose, l'uomo è veramente libero poiché non è condizionato empiricamente nel mondo morale, mentre lo era in quello teoretico: la conoscenza umana, infatti, è condizionata dal fenomeno.
Che cos'è l'uomo?) hanno come riferimento il soggetto, l'io, l'uomo con i suoi bisogni fondamentali. Kant, in quegli interrogativi, manifesta ed interpreta un connotato proprio dell'uomo dell'illuminismo: il senso del limite. E “limite” è infatti una delle parole chiave della filosofia kantiana.
«Il soggetto pensante, è l'oggetto della Psicologia; il complesso di tutti i fenomeni (il mondo) l'oggetto della Cosmologia» scrive Kant nella Critica della ragion pura (Kant 2005, 258) mentre è impegnato a trovare il collante fra queste due parti, l'anello mancante che permetta di farle dialogare.
La morale che propone Kant è uno studio sul giusto agire degli uomini, che non prescinde dalle regole dettate dalla ragione, ossia l'etica per essere giusta deve seguire i percorsi della ragione pratica: questa è pur sempre ragione, anche se non teoretico-speculativa.