… di Nicola Dal Falco. Riccione – Siamo abituati a contare, partendo da uno, perché i romani a differenza degli indiani non conoscevano lo zero, il nulla. Lo zero è il vero punto di inizio.
La famosa iscrizione di Gwalior (a 300 km da Nuova Delhi) attesta che, con la matematica indiana, l'umanità poteva finalmente disporre di una vera numerazione posizionale ed esibisce senza ombra di dubbio quello che è stato tramandato come il primo zero della storia della matematica.
Ma lo zero inteso come numero per contare, quando arriva? "Brahamasputhassidhanta" è il nome del primo trattato di algebra del matematico Brahmagupta scritto nel 628 d.C. In quest'opera il matematico indiano dà le regole per trattare lo zero, in senso davvero algebrico (per fare i calcoli).
La parola zero è una trascrizione dell'arabo sifr che significa «vuoto» e probabilmente il simbolo 0 nacque contando (calcolo) con ciottoli sulla sabbia: quando si toglieva l'ultima pietra non rimaneva nulla, o meglio rimaneva soltanto un'impronta circolare.