(gr. ῎Αρης) Divinità greca del ciclo degli dei olimpici, identificata dai Romani con Marte (➔). È il nume della guerra vista nel suo momento caotico, fatto di semplice aggressività, senza legge; si oppone quindi ad Atena, che presiede all'aspetto razionale della lotta.
Nome di evidente tradizione classica, richiama il dio greco della guerra, Ares. L'etimologia del suo nome, la cui prima occorrenza è nella forma micenea lineare B 𐀀𐀩 (a-re), è dibattuta; tra le ipotesi si possono citare: Da ἀρή (arḗ, "rovina", "distruzione", "disgrazia"), col significato di "distruttore", "feritore"
Secondo alcuni mitografi, Ares viveva in un tempio protetto dalle Amazzoni, e andava in battaglia indossando un'armatura di bronzo ed impugnando una lancia. Spesso in battaglia era accompagnato da temibili presenze, il demone del frastuono e lo spirito della battaglia e dell'omicidio.
Grazie ai suoi poteri Ares è in grado di evocare armi a suo piacimento o un intero esercito dall'aldilà. Può aumentare a piacimento le proprie dimensioni, accrescendo enormemente le proprie capacità, e può cambiare forma in qualsiasi forma desideri e può teletrasportare se stesso e gli altri.