Vengono indicati con «fossili viventi» quegli animali esistenti ancora oggi, ma dei quali sono stati ritrovati fossili appartenenti alle epoche preistoriche, quali Giurassico, Cretaceo, Triassico, Paleozoico e via discorrendo. Vediamo alcuni tra gli esempi più famosi di questi animali.
Il termine fossile vivente fu coniato da Darwin per indicare particolari tipi di organismi, animali o vegetali, con caratteristiche morfologiche primitive e soggetti ad un processo evolutivo molto lento. Molti di questi sono stati scoperti recentemente, perché prima erano ritenuti estinti.
Un fossile vivente, invece, è un organismo che presenta caratteristiche morfologiche e strutturali primitive, ovvero che in altre specie evolutesi dallo stesso progenitore si sono modificate in altre oppure sono state del tutto scomparse.
Rappresentano resti di organismi, animali o vegetali, che sono vissuti in epoche geologiche antecedenti a quella attuale. Il termine proviene dal latino fodere, che significa 'scavare' e sta ad indicare l'azione di recupero utile al rinvenimento di questi reperti.
E' un processo naturale: i resti di un essere vivente, animale (quindi anche umano) o vegetale, rimangono sepolti sotto la sabbia o il fango, e in questo modo si conservano per tanti anni. Con gli anni, i decenni e i secoli gli strati di sabbia, fango o terra diventano rocce.