Definizione, questa, che sarà codificata da Aristotele, nel celebre luogo della Metafisica (IV, 7, 1011 b) secondo cui «dire di ciò che è che non è, o di ciò che non è che è, è falso; dire di ciò che è che è, o di ciò che non è che non è, è vero».
Con il termine verità (in latino veritas, in greco ἀλήθεια, aletheia) si indica il senso di accordo o di coerenza con un dato o una realtà oggettiva, o la proprietà di ciò che esiste in senso assoluto e non può essere falso.
Branca della filosofia che, tradizionalmente, mira a individuare la natura ultima e assoluta della realtà al di là delle sue determinazioni relative, oggetto delle scienze particolari.
La risposta più antica e più diffusa alla prima domanda è quella che definisce la verità come corrispondenza tra il discorso e le cose, tra il pensiero e la realtà. Vero, secondo Platone, è il discorso che ci dice le cose come sono; falso quello che ci dice le cose come non sono.
La Verità è l'obbligo di mentire «secondo una salda convenzione», servendosi delle «metafore usuali». Non si fraintenda: Nietzsche non si congeda dalla verità; piuttosto dice che non è un possesso, ma scaturisce ogni volta da una molteplicità di prospettive e non è mai né assoluta, né definitiva.