L'apostrofo segna l'elisione (caduta di una vocale finale davanti a un'altra vocale) o il troncamento in specifiche espressioni. Si usa principalmente con articoli (l', un'), preposizioni (d', all'), aggettivi (quell', bell'), particelle (c'è, l'ho) davanti a vocali. Si usa principalmente con nomi femminili (un'amica), ma anche con maschili (l'amico).
L'➔apostrofo è, nell'italiano scritto, il segno che indica la caduta (o soppressione), in ragione di fenomeni di natura diversa e distinta, di una vocale (se davanti ad altra vocale si parla di ➔ elisione) o di una sillaba, in fine o ad inizio di parola.
La regola principale dell'apostrofo in italiano è l'elisione: si usa quando la vocale finale di una parola cade (viene eliminata) perché la parola seguente inizia per vocale o per 'h', per evitare una cacofonia e rendere la pronuncia più fluida, come in "l'amico" (lo amico) o "un'amica" (una amica). Si usa anche nel troncamento (es. "po'", "va'") e in alcune espressioni fisse, ma mai con "un" davanti a nomi maschili (un amico).
In generale, si usa per indicare un'elisione, ovvero la caduta di una vocale non accentata alla fine di una parola quando la successiva comincia con vocale. In questo modo si evita la cacofonia e si rende la lettura più fluida. Ad esempio, si scrive “l'amico” invece di “lo amico”.
Dunque: nessun esempio (maschile) perché si può dire nessun libro (maschile), ma nessun'amica (femminile) perché non si può dire “nessun tortora” (femminile); un asino (maschile) perché si può dire un cavallo (maschile); ma un'asina (femminile) perché non si può dire “un cavalla” (femminile); buon anno (maschile) ...