La rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche è una questione dibattuta che nasce dal principio di laicità dello Stato e dalla tutela della libertà religiosa delle minoranze e dei non credenti. Sebbene non esista un divieto assoluto, sentenze (come il caso Lautsi del 2009, poi ribaltato) hanno sollevato dubbi sulla conformità dell'esposizione obbligatoria rispetto ai diritti educativi dei genitori.
È di nuovo polemica per l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Un gruppo di insegnanti e genitori della scuola media “Odoardo Focherini” di Carpi, in provincia di Modena, si è ribellato alla decisione della dirigente scolastica, Federica Ansaloni, di togliere il crocifisso dalle aule.
Con la sentenza Lautsi (r. 30814/06) la Gran Camera EDU, invertendo il giudizio espresso dalla decima sezione nel 2009, ha deciso che l'obbligo di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche, come è noto imposto in Italia da alcune minute norme secondarie, non viola l'art.
La signora Soile Lautsi si è poi rivolta alla Corte europea per i diritti dell'uomo, che il 3 novembre 2009 ha stabilito che il crocifisso nelle aule è "una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni alla libertà di religione".
In Italia. L'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane venne indicata dalla legge Casati del 1859. Fu poi prevista da due regi decreti (atti normativi non legislativi) del 1924 e del 1928, a tutt'oggi in vigore. Sono relativi alla scuola media e a quella elementare.