Domanda di: Dr. Maika De rosa | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.1/5
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Per gli studiosi di lingue antiche la mancanza della c deriva direttamente dall'etrusco. In alcune tavolette incise si vede bene un segno che somiglia ad una freccia puntata verso il basso che per gli esperti indica proprio la c aspirata come la pronunciano oggi i toscani.
L'italianista Bruno Migliorini, faceva questi esempi per spiegare la "C" toscana: si dice: "un cane", "du' hani" (2 cani), e quindi "tre (c)ani". Come si vede la "C" dura prevale.
La sequenza [hh] è inesistente nei dialetti italiani. La consonante che subisce il cambiamento più evidente è /k/, il cui indebolimento è diventato il simbolo più importante dei dialetti parlati in Toscana. In alcune zone della Toscana occidentale arriva al dileguo totale [«zero»]).
Quando si aspira la C? La C volendo si può aspirare quasi sempre, ma diciamo che ci sono delle “regole”. Se si trova all'inizio e all'interno della parola ed è preceduta da vocale o se seguita da -A-O-U sempre all'inizio: la 'asa, questa 'ulla, le 'ornici, e 'ucchiài, la formihola, la buha.
Uno dei modi di dire toscani più conosciuti, in uso anche in italiano, è se 'un si va all'Arno, 'un si vede l'Arno! Se non si va, non si vede. Significa che è necessario “toccare con mano” le cose, verificare in prima persona le situazioni per poterle comprendere e valutare “a modo”.