Giacomo Leopardi non era depresso nel senso clinico moderno, bensì soffriva di una grave spondilite anchilopoietica giovanile (una malattia genetica rara e degenerativa) che gli causava forti dolori fisici, deformità (scoliosi) e problemi di vista, compromettendo la sua salute per tutta la vita. A questa condizione si aggiungevano un ambiente familiare opprimente, una solitudine profonda e una sensibilità estrema.
In realtà Giacomo Leopardi non era niente di tutto ciò, era affetto da diverse malattie, tra le quali una forte ed invalidante scoliosi, vedeva poco e male e si dice avesse problemi all'intestino; si tratta di patologie croniche che, probabilmente lo condussero ad una morte precoce.
Non era malato di tubercolosi ossea, non è morto a causa del colera: Giacomo Leopardi era affetto dauna rarissima malattia genetica, la spondilite, artrite degenerativa. L'ipotesi arriva dall'università di Milano Bicocca.
Il dolore diviene dunque strumento di conoscenza in quanto fonte di una riflessione che accompagna tutta la vita del poeta. Tra le cause del pessimismo individuale si possono annoverare le seguenti: ambiente familiare angusto e opprimente. delicata sensibilità d'animo.
La felicità di Leopardi ragazzo era fragilissima: non era soddisfatto del piacere provato, poiché solo un piacere infinito avrebbe potuto soddisfarlo; non era deluso perché fosse passato, ma perché non aveva corrisposto alla speranza.