Domanda di: Lia Rossetti | Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2023 Valutazione: 4.3/5
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Giacomo Leopardi non era affetto da depressione ma da spondilite anchilopoietica giovanile. Il progresso della ricerca dipende dalla capacità di guardare oltre le difficoltà. È legato alla propensione di chi studia ad anticipare il domani e a vedere le cose in modo nuovo, diverso.
Leopardi non traspone nell'universo la propria sofferenza, non edifica sul proprio dolore il dolore universale, ma aggiunge alla propria, la sofferenza del mondo, ne prende oggettivamente coscienza, non ne resta, in sostanza, indifferente. Non per questo, dunque, egli è pessimista!
Tale concezione, per Leopardi, è motivo di tristezza e pessimismo perché egli avverte dolorosamente i limiti della natura umana, tutta chiusa nella prigione della materia, in contrasto con la sua innata aspirazione all'assoluto e all'infinito.
Da oggi, Giacomo Leopardi non potrà più essere il solito gobbo, depresso e sfortunato scrittore de “L'infinito”. A dimostrarlo è stato il medico monzese Erik Sganzerla, che attraverso lo studio delle lettere del giovane Leopardi ha risolto il caso del più scherzato poeta italiano.
Viene definito così un classicista romantico. Si distingue dal poeta romantico, caratterizzato dalla corrente illuminista, dal sensismo dal e materialismo, ma è contemporaneamente affine a questo per l'attitudine verso l'infinito, l'esaltazione dell'io e della soggettività, il titanismo e così via.