Domanda di: Sig. Audenico Ruggiero | Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2026 Valutazione: 5/5
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Non si dovrebbero bruciare i rami di ulivo (e altre potature) principalmente perché si spreca una preziosa risorsa per il terreno, si causa inquinamento atmosferico da polveri sottili e sostanze tossiche, si aumenta il rischio di incendi, e si danneggia la biodiversità e la fertilità del suolo, perdendo sostanza organica. Esistono alternative valide come la pacciamatura, il compostaggio o la cippatura, che restituiscono nutrienti al suolo e migliorano la sua struttura.
Non si possa bruciare in loco i residui di potatura, salvo diversa indicazione da parte delle autorità fitosanitarie. Chi non intende aderire a questo Ecoschema, ovviamente, può bruciare i residui di potatura in campo, rispettando però la normativa di settore.
Un'ulteriore usanza legata a questo rito religioso, è quella di bruciare il ramoscello benedetto dell'anno precedente e sostituirlo con il nuovo. Nella cultura popolare tutto ciò che è benedetto o che è legato alla religione non può essere gettato ma deve essere bruciato.
Il legno d'ulivo ha la caratteristica di bruciare lentamente, di fare poco fumo e di rilasciare sostanze aromatiche che conferiscono sapori unici ai cibi cotti. A differenza di altri tipi di legna, garantisce inoltre un ottimo potere calorifico e brucia più a lungo.
Sia il legno che le foglie, se lasciate a terra, si decompongono grazie, soprattutto, a funghi e microrganismi e entrano a far parte dell'humus rendendo il suolo più fertile, più capace di trattenere acqua e di superare eventi climatici critici come piogge intense e periodi di siccità.