Domanda di: Joseph Benedetti | Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2026 Valutazione: 4.1/5
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Pitagora vietava il consumo di fave per motivi prevalentemente simbolici, religiosi e filosofici, legati alla dottrina della reincarnazione. Si credeva che contenessero le anime dei morti, che le piante avessero un legame con l'Ade e che causassero flatulenze, ritenute impure e disturbanti per la tranquillità della mente.
Le fave erano ritenute piante che per le loro caratteristiche ostacolavano fortemente la capacità divinatorie e l'attività onirica. Pitagora era il sapiente dei sapienti, un uomo posseduto dalle divinità e dalla cui bocca usciva la parola divina.
Pitagora era un convinto vegetariano ma vietava anche l'uso delle fave. Porfirio racconta che «prescriveva di astenersi dalla fave non meno che da carne umana» mentre nei detti simbolici affermava perentoriamente: «astienti dalle fave».
Pitagora (in greco antico Πυθαγόρας, Pythagóras; Samo, tra il 580 a.C. e il 570 a.C. – Metaponto, 495 a.C. circa) è stato un filosofo, matematico, scienziato e legislatore greco antico.
Secondo alcuni studiosi, Pitagora soffriva di favismo, una malattia genetica che rende tossico il consumo di fave. Il divieto sarebbe quindi stato un modo per proteggere la propria salute e quella dei discepoli che lo seguivano con cieca devozione.