Quale atteggiamento ebbe il fascismo verso il mondo sindacale?
Domanda di: Dr. Giacinto De luca | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.4/5
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Dopo la presa del potere, però, il fascismo rafforzò ulteriormente i suoi legami con i sindacati tanto che, all'inizio del 1923, una risoluzione del Partito proclamò l'incompatibilità fra la qualità di fascista e l'appartenenza ad altre organizzazioni sindacali non inquadrate nelle Corporazioni.
Quale fu la politica del fascismo in campo sindacale?
Il Patto di Palazzo Vidoni (2 ottobre 1925) e la Legge Rocco (3 aprile 1926) attuano la fascistizzazione anche in campo sindacale, provvedendo alla soppressione di sindacati e associazioni di categoria antifasciste, oltre all'abolizione del diritto di sciopero.
Che cosa successe durante il fascismo nel 1925 nel campo della rappresentanza sindacale?
Ad inizio del febbraio 1925 la Fiom presentò la propria richiesta di revisione ma, mentre erano in corso le trattative con gli industriali, le Corporazioni fasciste di Brescia diedero inizio all'agitazione che in breve tempo raccolse l'adesione di ben ottomila operai.
Questi gruppi di competenza, formati da tecnici ed esperti nei vari settori di competenza, avevano la funzione di coadiuvare le scelte del partito e dei suoi vari organi (come appunto la Confederazione nazionale delle corporazioni sindacali) grazie alla loro esperienza e specializzazione.
Il fascismo descrive se stesso come una terza via alternativa a capitalismo liberale e comunismo marxista, basata su una visione interclassista, corporativista e totalitaria dello Stato, contraria alla democrazia di massa.