Nella mitologia greca, i Ciclopi praticano principalmente due tipi di attività a seconda della fonte: nella tradizione omerica (Odissea) sono pastori nomadi e cannibali che vivono in Sicilia, ignorando l'agricoltura. Nella teogonia esiodea e nelle leggende successive, sono invece abilissimi artigiani e fabbri che lavorano il metallo nel ventre dell'Etna, forgiando i fulmini di Zeus.
Secondo la tradizione omerica, i Ciclopi erano una razza insulare, selvaggia ed empia, di pastori cannibali, di forme gigantesche, che vivevano senza leggi, nutrendosi del latte delle loro pecore e delle loro capre, ignorando l'agricoltura e il commercio. Abitavano in Sicilia o Trinacria.
Polifemo, figlio del dio Poseidone, è un mostruoso gigante con un solo occhio in mezzo alla fronte, che vive solo, dedito alla pastorizia. È diverso dagli uomini e non rispetta le loro regole: non onora gli ospiti (che anzi divora), non rispetta gli dei.
Nel mito più antico i Ciclopi sono figli di Gea (la Terra) e Urano (il Cielo). Abili artigiani, fabbricano il tuono, il lampo e il fulmine con cui Zeus (Giove) combatte contro i Titani.
Secondo la mitologia greca, i Ciclopi abitavano le terre nere dell'Etna; figli del Dio Efesto e dotati di un solo occhio, lavoravano nel ventre del vulcano per costruire i fulmini per Zeus e forgiare altre opere magiche come l'armatura di Achille.