L'ossigenoterapia nei malati terminali ha principalmente scopi palliativi, mirati a migliorare la qualità della vita piuttosto che a curare la patologia di base. I benefici includono la riduzione della sensazione di mancanza di fiato (dispnea), un minore affaticamento, un miglioramento della qualità del sonno e una riduzione dello stress cardiaco.
Il risultato ottimale si ottiene con un'ossigenoterapia prolungata. La sopravvivenza viene estesa a fronte di un programma di ossigenoterapia per 12 ore, rispetto all'assenza di questo tipo di trattamento, e l'estensione è anche maggiore se l'ossigeno viene somministrato continuamente (24 ore al giorno).
Come sono gli ultimi giorni di un malato terminale?
Lo stato di coscienza può ridursi. Gli arti diventano freddi, talvolta bluastri o chiazzati. Il respiro può farsi irregolare. Nelle ultime ore, possono subentrare uno stato confusionale e sonnolenza.
L'ossigenoterapia consiste nella somministrazione di ossigeno a una concentrazione superiore a quella presente nell'aria. Viene utilizzata in caso di ipossiemia, vale a dire quando i livelli di ossigeno nel sangue sono troppo bassi.
Oggi un dato è certo: i tumori hanno la caratteristica di crescere in condizioni di scarso ossigeno. Una caratteristica importante soprattutto per evadere la controllo del sistema immunitario. Per attaccare il tumore infatti le nostre cellule di difesa hanno bisogno di elevate quantità di ossigeno.