Domanda di: Vera Mariani | Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2026 Valutazione: 4.4/5
(16 voti)
Lo zero, inteso come numero con cui eseguire operazioni e come segnaposto, è nato formalmente in India tra il V e il VII secolo d.C., grazie a matematici come Brahmagupta, sebbene concetti simili di "vuoto" esistessero già presso Sumeri e Babilonesi. È stato introdotto in Europa principalmente nel XIII secolo grazie a Fibonacci.
La prima menzione dello zero risale al matematico Jinabhadra Gani, che definisce 224 400 000 000 come "ventidue e quaranta e quattro e otto zeri", in India nel VI secolo. Poi Brahmagupta nel 628. In India, nel tempio Chaturbhuj, all'interno del Forte di Gwalior, c'è la prima rappresentazione dello zero.
Ma come contavano senza lo zero? Nel sistema romano, ogni numero veniva costruito combinando lettere: ad esempio, XII è 10 + 1 + 1. Se non c'era nulla da rappresentare, non si scriveva niente. Questo significa che non esisteva una posizione “vuota” nelle cifre.
Ecco, questo era più o meno il ragionamento degli antichi Romani riguardo a quello che per noi è un numero fondamentale, mentre per loro era – appunto – niente. Per questo motivo, nella numerazione romana classica il numero “zero” non esiste.
Il sistema di numerazione inventato dagli Indiani e trasmessoci dagli Arabi ci permette di scrivere tutti i numeri usando dieci simboli, che si chiamano cifre: 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9.