In Italia non sono presenti centrali nucleari attive; le quattro centrali nucleari esistenti (Trino, Caorso, Latina e Garigliano) sono in fase di decommissioning (dismissione) gestite da Sogin, responsabili della messa in sicurezza e smantellamento, un processo che coinvolge anche i depositi di rifiuti radioattivi e i centri di ricerca.
Oggi in Italia non esistono centrali nucleari attive: le centrali di Trino Vercellese, Borgo Sabatino, Caorso e Sessa Aurunca rappresentano gli unici quattro impianti nucleari realizzati nel nostro Paese, poi dismessi a seguito del referendum abrogativo del 1987.
Centrale nucleare di Caorso. Piacenza. L'impianto, con reattore ad acqua bollente di tipo BWR4, apparteneva agli impianti nucleari di "seconda generazione" ed è stata la più grande centrale nucleare italiana, con potenza elettrica garantita netta di 840 MW.
Lo sfruttamento dell'energia nucleare in Italia ha avuto maggiormente luogo tra il 1963 e il 1990. Dopo tale anno, infatti, le centrali nucleari italiane risultavano tutte chiuse, o per raggiunti limiti d'età o per decisione politica presa sull'onda del risultato del referendum del 1987.
Diverse località della penisola, soprattutto delle Alpi e delle Prealpi, divennero di conseguenza meta di sopralluoghi e viaggi esplorativi al fine di vagliare l'eventuale presenza di depositi uraniferi. Tra queste, particolare rilievo assunse il sito di Novazza e della vicina Val Vedello.