Giacomo Leopardi parlava fluentemente italiano, latino, greco antico ed ebraico, e aveva una buona conoscenza di altre lingue moderne come francese, inglese, spagnolo e tedesco, dimostrando una straordinaria capacità di apprendimento linguistico grazie ai suoi studi intensivi. Conosceva così bene il greco da scriverci frasi segrete nello Zibaldone.
Passano così «sette anni di studio matto e disperatissimo» (1809-1816). Giacomo Leopardi impara alla perfezione il greco, il latino, l'ebraico, il francese (allora lingua nobiliare), si dedica alla filologia, traduce Omero, Esiodo, Virgilio, Orazio.
A questi disturbi visivi si aggiunse poi, durante il soggiorno a Firenze un fastidiosissimo herpes oculare, forse addirittura un tracoma, che non gli consentiva di leggere e di resistere alla luce viva del giorno, obbligandolo a fare “una vita da gufo”.
Geltrude sposò nel 1808 il conte Giovanni Giuseppe Lazzari (la loro figlia Vittoria Lazzari Regnoli sarebbe poi divenuta amica e corrispondente di Paolina). Tra l'11 e il 14 dicembre 1817, una visita della famiglia Lazzari a palazzo Leopardi fu occasione del primo innamoramento di Giacomo.
La malattia esordì con affezione polmonare e febbre e in seguito gli causò la deviazione della spina dorsale (da cui la doppia "gobba"), con dolore e conseguenti problemi cardiaci, circolatori, gastrointestinali) e respiratori (asma e tosse), una crescita stentata, problemi neurologici alle gambe (debolezza, parestesia ...