Che veniate o che veniate?

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"Che veniate" è la forma corretta del congiuntivo presente, seconda persona plurale (voi), del verbo "venire" Virgilio Sapere, Wikizionario. Si usa per esprimere dubbio, desiderio, incertezza o soggettività, come in "suppongo che voi non veniate" Corriere della Sera. La ripetizione "che veniate o che veniate" sembra essere una formula tautologica o un errore di ripetizione.

Che venissi o che venivi?

L'errore non ha età. Non c'è errore, però, in questa frase, in cui la consecuzione di modi e tempi verbali è correttissima. Quel “venissi” può essere la prima o la seconda persona singolare del congiuntivo imperfetto del verbo venire.

Che venisse o che venga?

A immaginerei che venga, quindi, corrisponde vorrei che venisse. La variante vorrei che venga in astratto è corretta, ma è di fatto giudicata decisamente trascurata. Coerentemente, per l'anteriorità alla costruzione immaginerei che lui venisse / sia venuto / fosse venuto corrisponde il solo vorrei che lui fosse venuto.

Come non sbagliare mai i congiuntivi?

Per non sbagliare il congiuntivo, ricorda di usarlo con verbi di dubbio, desiderio, speranza, opinione e necessità (es. credo che, spero che), nelle frasi ipotetiche con "se" (soprattutto se l'azione è irreale o incerta, come in "se fossi ricco"), con il Lei di cortesia (Mi faccia vedere), con espressioni impersonali (è bene che, è necessario che) e con pronomi indefiniti (chiunque); il trucco è sostituire con l'infinito se il soggetto è lo stesso e verificare il senso di incertezza o soggettività prima di ogni "che" o "se".
 

Che vengano o che vengono?

La forma corretta è vengano.

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Trovate 42 domande correlate

Quando si usa il congiuntivo imperfetto e quando si usa il congiuntivo presente?

Uso del congiuntivo imperfetto nella frase principale

l'uso tempo imperfetto indica irrealtà, in opposizione al congiuntivo presente (che tu possa riuscire!), il quale indica una possibilità.

Quale verbo si usa dopo "che"?

Tutte le frasi completive sono aperte dalla congiunzione che, seguita dal verbo all'indicativo (che è il modo più usato), al congiuntivo o al condizionale (che è il modo più raro). La scelta tra indicativo e congiuntivo in queste frasi dipende dal tipo di verbo o di espressione che precede la congiunzione che.

Che verbo mettere dopo il che?

Una volta il che causale era scritto con l'accento in quanto aferesi di perché: Vieni vicino ché voglio vederti meglio. 2) Proposizione finale con il verbo al congiuntivo: Ha insistito molto che salissi.

"Sono sicuro che" è congiuntivo o indicativo?

E, invece, "essere sicuri/certi che..." regge l'indicativo? Il congiuntivo non è solo il modo dell'eventualità, ma anche quello della soggettività, pertanto se il verbo reggente non è impersonale è sempre preferibile l'uso del congiuntivo. “Sono convinto (sicuro) che tu sia nel giusto”, “é certo che Paolo ha detto...”.

Si dice che abbia o che avesse?

La frase chiunque avesse pronunciato… è corretta: il trapassato avesse pronunciato può servire a collocare l'evento prima di un altro evento passato, per esempio in una frase come “Luca pensò che chiunque avesse pronunciato…” (in questo caso il passato non sarebbe corretto: *”Luca pensò che chiunque abbia pronunciato…” ...

Qual è il congiuntivo passato?

Il congiuntivo passato è un tempo composto italiano che si forma con il congiuntivo presente degli ausiliari "essere" o "avere" più il participio passato del verbo, usato per esprimere un'azione passata, conclusa o dubbia, spesso in dipendenza da una frase principale che esprime dubbio, desiderio o anteriorità. Si usa per indicare un'azione già avvenuta prima di quella espressa nella frase reggente (es. Credo che tu sia stato bravo), o per esprimere possibilità irrealizzate nel passato in frasi ipotetiche (es. Se tu avessi studiato). 

Che vadino o che vadano?

Esempi: “vai!” → “che io vada”; “mangia!” → “che io mangi”». Questa però va considerata una semplice curiosità, peraltro smentita dalla perdurante presenza nell'uso scritto e parlato delle forme va' e va, con apocope post-vocalica, che non comportano la modifica del congiuntivo esortativo vada, vadano in vadi, vadino.

Come si fa a non sbagliare i congiuntivi?

Per non sbagliare il congiuntivo, ricorda di usarlo con verbi di dubbio, desiderio, speranza, opinione e necessità (es. credo che, spero che), nelle frasi ipotetiche con "se" (soprattutto se l'azione è irreale o incerta, come in "se fossi ricco"), con il Lei di cortesia (Mi faccia vedere), con espressioni impersonali (è bene che, è necessario che) e con pronomi indefiniti (chiunque); il trucco è sostituire con l'infinito se il soggetto è lo stesso e verificare il senso di incertezza o soggettività prima di ogni "che" o "se".
 

Si dice che arrivi o che arriva?

È una certezza negativa, il che significa che puoi usare l'indicativo perché è un dato di fatto che NON sai quando arriverà. "Credo che arrivi alle 12" deve avere il congiuntivo, quindi "credo che arriva alle 12" sarebbe fastidioso. "Non so a che ora arrivi/arriva" sono entrambi ok.

Quanti italiani commettono errori di congiuntivo?

Anche il congiuntivo rappresenta una criticità: il 56% degli intervistati lo impiega in modo errato, come nel caso della frase “L'importante è che hai superato l'esame”, che richiederebbe “L'importante è che tu abbia superato l'esame”.

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