Domanda di: Dr. Damiana Sorrentino | Ultimo aggiornamento: 8 dicembre 2023 Valutazione: 4.2/5
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Il fumo di tabacco, descritto per la prima volta all'epoca della scoperta dell'America da cronisti come Bartolomeo de Las Casas, era usuale fra i Taino (popolazione precolombiana che abitava l'attuale Santo Domingo): «Gli indiani mischiano il fiato con un'erba chiamata pentum (o tabago) e soffiano come dannati».
A provare a risolvere questo mistero sono stati i ricercatori del Max Planck Institute e dell'Accademia delle scienza cinese, secondo cui i primi esseri umani a fumarla, consapevoli dei suoi effetti psicoattivi, si trovavano in Cina centrale orientale ben 2.500 anni fa.
Il tabacco fu scoperto per la prima volta dai nativi americani della Mesoamerica dell'America meridionale; successivamente sarà introdotto grazie agli spagnoli anche nel resto del mondo.
Il vizio del fumo ha da sempre segnato la storia dell'uomo. La sua origine è antichissima e risale addirittura all'età del bronzo, come testimonia il ritrovamento di pipe in bronzo in alcuni scavi.
Il fumo combatte la perdita di efficienza che si verifica nell'esecuzione di lavori monotoni e ripetitivi. Insomma, secondo Whitby, il fumo calma gli ansiosi, stimola i depressi, aumenta la capacità di sopportare il dolore, aiuta contro l'obesità, favorisce l'attività intellettuale e può persino allungare la vita.