Il nome "Zeno" (o Zenone) si riferisce principalmente a tre figure distinte a seconda del contesto: il santo vescovo di Verona, il personaggio letterario di Svevo o il campione di sci italiano.
Gran parte della vita di Zeno è avvolta nella leggenda; si sa che studiò presso la scuola retorica africana ed è l'ottavo vescovo di Verona: fu pastore della città veneta dal 362 al 372 sotto l'imperatore Giuliano l'Apostata.
Il protagonista del romanzo si chiama Zeno Cosini, il suo nome è da considerarsi un nome parlante, costituito da xenus (straniero) e Cosini che probabilmente allude alla sua condizione di inettitudine.
La "malattia di Zeno" si riferisce all'inettitudine, una condizione di paralisi della volontà e nevrosi che affligge il protagonista de La coscienza di Zeno di Italo Svevo, manifestata nel suo incapacità di smettere di fumare e di realizzare i propri propositi, ma che si rivela paradossalmente una forma di "grande salute" per la sua capacità di mettere in discussione la vita e di essere sempre in divenire, a differenza dei "sani" conformisti.
La coscienza di Zeno è un libro che ci fa pensare e ripensare a noi stessi e ai nostri limiti. La conclusione del romanzo è profondamente moderna: la visione di Zeno e quindi di Italo Svevo sulla Psicoanalisi. É il disagio a mettere l'uomo in discussione con sè stesso e con gli altri.