La giornata lavorativa di 8 ore in Italia è stata consolidata principalmente grazie alle lotte sindacali del primo dopoguerra, culminate nel 1919-1920 con accordi tra la FIOM e i consorzi industriali, che fissarono le 48 ore settimanali su 6 giorni. L'approvazione formale legislativa è avvenuta successivamente, con il regio decreto del 10 marzo 1923, che recepì la norma, successivamente sancita costituzionalmente dall'art. 36 della Costituzione.
La giornata di 8 ore infatti, non fu richiesta al padronato o al governo, ma imposta dal basso, dalle rivendicazioni operaie e contadine che cominciarono a imporsi con insistenza nei primi decenni del XVIII secolo, per giungere ai primi riconoscimenti con i moti rivoluzionari del 1848.
Robert Owen, un influente sindacalista gallese del XIX secolo, introdusse allora il concetto della riduzione delle ore di lavoro giornaliere, con l'obiettivo di dividere la giornata in tre parti uguali: lavoro, svago e riposo.
Uno dei primi accordi sulla giornata lavorativa di 8 ore fu raggiunto a Torino nel 1919, tra la FIOM e il Consorzio Fabbriche Automobili, che seguiva un accordo pilota a livello nazionale, che fissava l'orario settimanale a 48 ore su 6 giorni. Un anno dopo, nel 1920, viene conquistata la prima settimana di ferie.
Detto altrimenti, l'orario giornaliero può essere anche superiore alle “classiche” 8 ore, ma non può superare le 13 ore complessive, né portare la media settimanale oltre le 48 ore su base di riferimento.