Sono ben identificabili per il loro stile grezzo, "tamarro": capelli arruffati, tuta in acetato di marca (solitamente contraffatta), borsello a tracolla e maglie delle squadre di calcio.
Partiamo dal nome. Il termine veniva usato a Milano negli anni '80 per identificare i classici “tamarri” o “coatti”: oggi siamo di fronte a una versione 2.0. “Maranza” è tornato in voga quest'estate per riferirsi ai classici “bulletti” che vengono dalla periferia e che sfoggiano un look più o meno definito.
Il classico maranza sarebbe un “ tamarro ” o “ coatto “. Quindi sempre in tuta, acetata o tech, o con le divise sportive delle squadre di calcio (ad esempio Real Madrid o Paris Saint Germain). Sopra porta un giubbotto imbottito senza maniche. In testa mette un cappellino e/o un bandana.
In breve, maranza vuol dire “tamarro”, “coatto”, ma non siamo assolutamente di fronte ad un neologismo: il vocabolo è nato a Milano già negli anni Ottanta con un significato simile e oggigiorno è stato rispolverato, diffondendosi a livello nazionale, anche grazie ai social network.