Come funzionavano gli acquedotti dell'antica Roma?

Domanda di: Gianmaria Milani  |  Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2023
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L'acqua si muoveva in direzione della città grazie a nessun'altra forza se non quella di gravità, cioè l'acquedotto agiva da continuo scivolo per tutta la distanza che separava le sorgenti dal punto del suo sbocco.

Come funzionano gli acquedotti?

Il pozzo consiste, in sostanza, in un foro di diametro variabile, fra i 60 e i 100 cm, nel quale si inserisce un tubo d'acciaio del diametro fra 20 e 50 cm. Attraverso una pompa sommersa l'acqua viene sollevata e spinta verso l'impianto di potabilizzazione se deve essere trattata oppure direttamente al serbatoio.

Come trasportavano l'acqua gli acquedotti romani?

In un acquedotto romano l'acqua si muoveva dalla sorgente in direzione della città o comunque del punto di destinazione di approvvigionamento dell'acqua, attraverso la forza di gravità che veniva impressa grazie alla pendenza. La struttura dell'acquedotto funge, in sostanza, da scivolo lungo tutto il suo tragitto.

Come i Romani facevano salire l'acqua?

Nei sifoni rovesci degli acquedotti, per contrastare la pressione dell'acqua, il flusso proveniente dal canale discendeva e poi risaliva suddiviso in più tubazioni e queste, di diametro non grande, venivano immerse nel calcestruzzo (opus caementicium).

Come sono formati gli acquedotti romani?

Gli acquedotti antichi romani presentavano delle camere dove le acque venivano raccolte e sottoposte a purificazione (le piscinae limariae), sia all'inizio del percorso, sia alla fine. Il condotto principale era detto specus ed era costruito in muratura ricoperta con un amalgama impermeabile fatto di calce e laterizi.

gli acquedotti romani