Domanda di: Maika Bruno | Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2026 Valutazione: 4.8/5
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Un buon prologo deve catturare immediatamente l'attenzione, creando suspense o un'atmosfera suggestiva, senza anticipare troppi dettagli. Deve essere breve, incisivo e separato dalla trama principale per ambientazione o personaggio, offrendo indizi cruciali, partendo spesso in media res o con un flashforward per invogliare il lettore a proseguire.
Tecnicamente, potremmo definirlo antefatto, o introduzione all'opera. Concretamente parlando, invece, il prologo introduce ciò che il libro racconterà nelle pagine successive, o anticiperà qualcosa, spiegando alcuni dettagli o, nei casi più originali, spiegare persino (o anticipare) parte del finale.
Su questo c'è poco da dire: il prologo non è un capitolo come gli altri e non dovrebbe essere troppo lungo. Poche pagine (due, tre o quattro) sono la regola, che può essere infranta solo per valide ragioni. In ogni caso il mio consiglio personale è non andare oltre le dieci pagine.
Il prologo accompagna il lettore nell'ingresso alla storia ed è ovviamente scritto dall'autore. In un romanzo può essere una pagina di narrativa mentre in un saggio può raccontare un episodio che sia stato lo spunto per l'avvio della scrittura.
Il prologo, dal greco πρόλογος (prologos; da pro, prima, e lógos, discorso) è una scena introduttiva, un monologo che precede un'opera teatrale, oppure un'introduzione a un'opera (o racconto) in genere.