Insultare un poliziotto è generalmente reato, configurando l'oltraggio a pubblico ufficiale (art. 341-bis c.p.), punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Il reato sussiste se l'offesa avviene in luogo pubblico/aperto al pubblico, alla presenza di più persone, mentre l'agente è in servizio. Se l'offesa avviene a quattr'occhi, non è reato ma un illecito civile.
Dispositivo dell'art. 341 bis Codice Penale. Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone(2), offende l'onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d'ufficio ed a causa o nell'esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni(3).
L'insulto diventa reato in Italia quando non è rivolto direttamente alla persona presente (che è ingiuria, ora illecito civile) ma avviene in sua assenza e in presenza di almeno due persone (diffamazione) o tramite mezzi di pubblicità come i social media, configurando diffamazione aggravata. Diventa poi reato anche di minaccia se l'insulto contiene un avvertimento credibile di un danno ingiusto.
Non puoi più sporgere denuncia penale per la semplice ingiuria (offesa detta alla persona presente), ma puoi fare causa civile per risarcimento danni (richiede prove e un avvocato). Denuncia penale è possibile per la diffamazione (offesa in assenza dell'interessato e in presenza di almeno due persone). Alcune parole comuni come "vaffanculo" o "rompipalle" (se usate come "seccatore") sono state considerate non penalmente rilevanti dalla Cassazione, ma il contesto è fondamentale.