Perché l'Io pone il non-io?

Domanda di: Ing. Grazia Monti  |  Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023
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L'io pone se stesso: l'io sa di essere un io e dunque autocosciente implicitamente, ed è anche definito come ASSOLUTO, proprio come dio stesso (io = io) concetto di iità. Se l'io è autocoscienza ha bisogno di conoscere qualcosa di diverso da sé stesso. Essendo autocosciente, essendo azione, produce dunque il non io.

Che cos'è il non io?

nón io (o nón-io) locuz. usata come s. m. – Termine filosofico (ted. Nicht Ich) usato da Fichte per indicare tutto ciò che viene pensato come dato o esistente fuori dell'io, come diverso e opposto a esso; nella filosofia di Fichte il non io è posto o creato dall'I0 e diviene così oggetto della sua riflessione.

Perché l'io di Fichte è infinito?

Per Fichte invece l'io diventa non solo il principio formale del conoscere ma anche materiale, ossia alla attività dell'io non è dovuta a sola conoscenza della realtà come in Kant ma ad essa è dovuta la realtà stessa. In questo modo l'io diventa infinito e punto di partenza di una libertà assoluta.

Cos'è l'Io puro?

l'io puro è un principio primo da cui tutto viene dedotto con rigoroso ordine logico.Il principio di libertà di Kant, diventa con Fichte il fondamento incondizionato anche della scienza, in quanto afferma l'azione continua e incessante del pensiero sul mondo.

Che cos'è l'io per Fichte?

L'io, secondo Fichte, è da intendersi come un prodotto di se stesso, come un'attività “auto creatrice” che ha immediata e intuitiva consapevolezza di se stessa. Antitesi: “l'Io pone il non-Io”. Per potersi realizzare come attività creatrice, il soggetto ha bisogno di trovare un ostacolo, un limite.

Ripassiamo. 5 minuti con Fichte e l'idealismo